← Torna agli scritti
26 giugno 2023

Se gli artisti cifrassero le proprie opere

La Silicon Valley è nell'occhio di una nuova tempesta. L'esplosione di interesse per l'intelligenza artificiale generativa ha aperto un conflitto sul diritto d'autore: questi sistemi si nutrono di enormi quantità di dati raccolti dalla rete: libri, ricerche, opere d'arte, musica. E da lì nascono questioni legali ed etiche tutt'altro che risolte.

All'inizio di quest'anno una società britannica è stata citata in giudizio da tre artisti per violazione del diritto d'autore: secondo l'accusa avrebbe utilizzato oltre cinque miliardi di immagini protette senza permesso né compenso.

La proposta

In mezzo a questa controversia si può immaginare un approccio diverso. E se fossero gli artisti a cifrare le proprie opere, per impedire ai sistemi di intelligenza artificiale di raccoglierle automaticamente?

Oggi la quasi totalità delle opere è pubblicata online senza alcuna protezione sostanziale, il che le rende bersagli facilissimi. Una rivoluzione guidata dai creatori, con strumenti di cifratura diffusi e alla portata di tutti, cambierebbe i rapporti di forza nel mondo digitale. Costringerebbe le grandi aziende tecnologiche a chiedere il permesso, e verosimilmente a pagare per utilizzare opere protette.

Serve consapevolezza diffusa e serve che gli artisti si coordinino, con il sostegno di chi fa le regole. Nonostante le difficoltà, è una visione promettente per una nuova stagione della gestione dei diritti digitali: una in cui il controllo creativo e il progresso dell'intelligenza artificiale possono convivere.

Pubblicato originariamente su LinkedIn in lingua inglese. Questa è la versione italiana, rivista dall'autore.