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29 settembre 2023

La blockchain sopravvalutata: un'analisi provocatoria

La blockchain viene presentata come una delle invenzioni più rivoluzionarie del nostro tempo. Criptovalute, contratti intelligenti, NFT: sembra che questa tecnologia possa risolvere qualunque problema di proprietà, sicurezza e fiducia nel mondo digitale. Ma è davvero così straordinaria? Vorrei esaminare da vicino alcune delle affermazioni che si sentono più spesso.

Immutabilità: niente di nuovo

La prima qualità che le viene attribuita è l'immutabilità: una volta scritto, un dato non si può più modificare o cancellare. Utile, certo. Ma non è una novità. Un database tradizionale, con una cifratura adeguata, controlli di sicurezza seri e copie distribuite geograficamente, offre un livello di immutabilità molto simile.

Decentralizzazione: una chimera?

Il secondo argomento è la natura decentralizzata. In teoria chiunque può partecipare alla rete, il che la renderebbe resistente ai guasti e alla censura. Anche qui, però, un sistema di database distribuiti con nodi sparsi nel mondo raggiunge un risultato paragonabile. E la decentralizzazione è spesso più una promessa che un fatto: nella pratica il potere resta concentrato in pochi nodi.

Proprietà: è una questione di fiducia

Criptovalute, contratti intelligenti e NFT vengono citati come esempi di come la blockchain rivoluzionerebbe il concetto di proprietà. Ma come si dimostra che un bene digitale è davvero tuo? Possedere la chiave privata di un portafoglio non equivale alla titolarità giuridica di un bene. È come avere le chiavi di casa di un amico: non per questo la casa è tua. Alla fine servirà comunque una forma di autenticazione e un'autorità che certifichi, il che sembra vanificare lo scopo stesso della decentralizzazione.

Riservatezza e sicurezza: non è tutto oro

Sul fronte della riservatezza la blockchain lascia molto a desiderare. Se vuoi rendere illeggibili i tuoi dati devi aggiungere altri strati di cifratura, il che è curioso per una tecnologia che si presenta come già sicura per costruzione.

Il fattore «blockchain»

Nonostante questi limiti, la parola sembra avere un effetto magico sugli investitori: i fondi di venture capital hanno riversato miliardi in progetti che la contengono. Perché? È davvero la panacea che promette di essere, o è un termine che attrae capitale?

La blockchain è una tecnologia interessante e con del potenziale, ma va guardata con spirito critico. Offre alcuni vantaggi peculiari, e non è la soluzione a tutti i problemi che dichiara di risolvere. In molti casi esistono strade più semplici, più efficienti e meno rischiose.

Pubblicato originariamente su LinkedIn in lingua inglese. Questa è la versione italiana, rivista dall'autore.