L'autenticazione a più fattori chiede all'utente di dimostrare la propria identità in più di un modo prima di accedere a un account. Aggiunge uno strato di difesa e alza sensibilmente la difficoltà per chi vuole entrare senza averne diritto.
Da qui una domanda di fondo: perché non è ancora obbligatoria? I fornitori di posta elettronica in particolare ne trarrebbero un beneficio enorme. E i servizi online, invece di chiedere l'ennesima coppia di nome utente e password, potrebbero limitarsi a inviare un codice di accesso a una casella già protetta in questo modo.
Sarebbe un passo verso un futuro senza password, in cui l'identità si verifica con metodi più sicuri e più pratici, riducendo drasticamente i rischi legati al possesso di decine di account.
Immaginiamo di poter verificare a distanza quali indirizzi di posta hanno attivato l'autenticazione a più fattori, prima che un servizio li accetti. Verrebbero ammessi soltanto gli account con il livello di sicurezza più alto.
È però indispensabile che anche le procedure di recupero siano altrettanto solide. Non ha alcun senso imporre l'autenticazione a più fattori se poi la reimpostazione dell'account si basa sull'accesso a un'altra casella di posta. Servono soluzioni che garantiscano la massima sicurezza anche quando le credenziali si perdono.
L'autenticazione a più fattori è un pilastro della protezione dei dati personali, e va vista come il passaggio verso un futuro in cui la norma sarà l'assenza completa di password.
Pubblicato originariamente su LinkedIn in lingua inglese. Questa è la versione italiana, rivista dall'autore.